La casa e la memoria

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La città vedova

"Città vedova", così un poeta definisce la sua Barcellona, riferendosi al sentimento storico in cui la città vive da quando, dalla fine del XV secolo, non é più la capitale di uno stato. Vedova di potere. Vedova recidiva ed agguerrita che ha tentato, invano, di recuperare la sua antica egemonia, perdendo la sua battaglia con il potere centrale castigliano. E l'ultima sconfitta risale al 1939: con l'occupazione franchista.

Non é un immagine innocente, questa Barcellona, quella della psicologia collettiva, piange, con attaccamento quasi feroce e gelosa superbia, tempi migliori, senza quasi sapere quali. Non esistono che poche rovine romane, dato che ai tempi dell'occupazione, la città che rivestiva maggior importanza era Tarragona , altrettanto poco resta del romanico, quando invece Barcellona era sÏ la capitale, ma di cosa? Ecco allora che attorno al gotico, stile del periodo di effettivo splendore, si stringe l'orgoglio catalano e la memoria della città.

Bisogna, infatti, poi fare un salto fino al XIX secolo per incontrare pietre che rappresentino altrettanto potere, quando una nuova borghesia riscatta l'ennesima sconfitta nei confronti dei re di Spagna, ponendo i presupposti per una nuova epoca díoro, almeno economicamente. Una borghesia che va affinandosi e acquistando dignità, attraverso il piacere per il mecenatismo e le architetture che commissiona, che da lì a poco porteranno al tripudio modernista.

E dopo essere stata la Città Vedova, la Rosa di Fuoco dei ribelli, e la città delle fiere e dei congressi dell'epoca franchista ma anche la città olimpica, dalle costruzioni futuribili, ancora oggi Barcellona continua ad essere una città insolitamente improbabile. Le contraddizioni sono ovunque, visibili e costanti, niente sembra mai essere stato portato a compimento, perché nessun periodo storico lo ha reso possibile, eppure e tutto lì, possibilità e reliquie, eclettismo e tradizione, archeologia e futuro.

 
 
   
   
     

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