La casa e la memoria

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La casa e la memoria

La casa sviluppa l'idea della tana.

Assolve il bisogno primario di sicurezza, di protezione fisica da agenti di pericolo che vengono tenuti al di fuori di un territorio controllato e difendibile, di appartenenza dell'individuo.
Territorio da cui gli altri sono essenzialmente esclusi e di volta in volta ammessi con criteri di selezione, secondo diversi gradi di interagibilità, che vanno dal permesso di transito alla possibilità di modificare il luogo e gli elementi di cui è composto.

Immediatamente dopo, questa funzione protettiva si allarga a tutti gli elementi che psicologicamente vengono percepiti come facenti parte della propria immagine corporea, la tana diviene sempre più un contenitore, uno scrigno che custodisce estensioni della persona. Con il passare del tempo, e l'accumularsi, nel corso della vita, di oggetti derivanti direttamente dal succedersi di eventi - abitudinari ed extraordinari - , la casa si trasforma in un vero e proprio magazzino di ricordi, attraverso le cui superfici specchianti, l'immagine della persona che la abita, del suo passato, dei suoi legami con altre persone e altri luoghi viene amplificata, resa tangibile, in una sorta di museo privato ed autocelebrativo in cui il luogo è il campo comune che ne denuncia la presenza di senso.

A volte, a questa più o meno consapevole memoria privata, se ne affianca una monumentale, dichiaratamente pubblica, legata alla volontà di lasciare un segno visibile della propria appartenenza ad un gruppo più vasto di quello strettamente familiare, e, soprattutto, del proprio grado di valore al suo interno.

In questa operazione si ritrova qualcosa che ha a che fare con la perpetuazione di sé, con un esito quasi funereo. La casa diventa una tomba in vita, una gabbia in cui si rimane prigionieri del proprio volersi affermare agli occhi degli altri.

Nel caso che abbiamo preso in esempio, Palazzo Guell di Antoni Gaudì a Barcellona, agli aspetti sopra citati si affiancano anche, da una parte, la volontà di celebrare - ma anche forse riscattare - un personale successo sociale che rese Eusebi Guell da semplice industriale a nobile, dall'altra quella d'affermare la propria fiera appartenenza alla città e la sincera aderenza alle istanze indipendentiste, da cui deriva la scelta di appoggiarsi ad un architetto allora ancora sconosciuto ma di cultura catalana e che aveva dato prova, oltre che di appoggiare le stesse idee politiche, di essere in grado di rappresentare quella unicità, fatta di modernità e fedeltà alle tradizioni, che i catalani cercavano di affermare.

 
 
   
   
     

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credits

 
 

Gaia Milani - dtrh - downtherabbithole - web design - Gaudi, Guell e Barcellona